Dr Carlo Mancini | Biologo Nutrisionita | Master in Dietologia e Nutrizione Clinica
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La sclerosi multipla costituisce una malattia multifattoriale, infiammatoria e neurodegenerativa del sistema nervoso centrale, dove i fattori ambientali interagiscono con la suscettibilità genetica dell’individuo. Il ruolo della dieta nella patogenesi della malattia non è stato ancora spiegato a pieno [1] [2]. Attraverso una vasta ricerca in letteratura tuttavia si evince come la nutrizione possa essere considerata un possibile co-fattore in grado di influenzare la cascata infiammatoria attraverso l’azione sui suoi meccanismi molecolari e sul microbiota intestinale.

La sclerosi multipla costituisce una malattia multifattoriale, infiammatoria e neurodegenerativa del sistema nervoso centrale, dove i fattori ambientali interagiscono con la suscettibilità genetica dell’individuo. Il ruolo della dieta nella patogenesi della malattia non è stato ancora spiegato a pieno [1] [2].

Attraverso una vasta ricerca in letteratura tuttavia si evince come la nutrizione possa essere considerata un possibile co-fattore in grado di influenzare la cascata infiammatoria attraverso l’azione sui suoi meccanismi molecolari e sul microbiota intestinale. L’attuale mancanza di un consensus scientifico sulle raccomandazioni dietetiche nella sclerosi multipla potrebbe incoraggiare molti pazienti a sperimentare regimi dietetici alternativi aumentando il rischio di malnutrizione [1]

La nutrizione è considerata uno dei possibili fattori nella patogenesi della malattia neurologica. Studi effettuati sull’intervento nutrizionale suggeriscono come la dieta possa essere considerata un trattamento complementare nel controllo della progressione della malattia. Sono stati sottoposti ad esame diversi studi riguardanti le relazioni tra l’intake di macro e micronutrienti e l’incidenza della malattia.  I pazienti coinvolti facevano uso di terapie alternative (omeopatia), diete protocollate che includevano particolari cibi (prodotti  erboristici come estratto di semi di uva, ginseng, mirtilli, tè verde etc.) o supplenti dietetici come vitamina D, carnitina, melatonina, coenzima Q10. E' stato dimostrato che alte concentrazioni sieriche di Vitamina D, un potente immunomodulatore, possono diminuire il rischio di sclerosi multipla e il rischio di ricadute/recidive e nuove lesioni, migliorando le lesioni a livello cerebrale e la deambulazione. L’evidenza sperimentale mette in evidenza inoltre che la concentrazione sierica di vitamina D è più bassa durante le ricadute che durante le remissioni ed è associata ad una più alta percentuale di disabilità (Expanded Disability Status Scale (EDSS) score > 3). Pertanto le suddette scoperte suggeriscono come le concentrazioni di vitamina D circolanti possano essere utilizzate come biomarker della sclerosi multipla ed come il supplemento di vitamina D possa essere utilizzata da un punto di vista terapeutico.  Altri studi mettono in evidenza una correlazione negativa tra la concentrazione sierica di vitamina B-12 e l’EDSS score. La vitamina B-12 ha un ruolo fondamentale nella funzione del sistema nervoso centrale, specialmente nella conversione della omocisteina in metionina mediata dalla metionina sintasi, che è essenziale per la sintesi di DNA e RNA. Un deficit di vitamina B-12 può portare ad un aumento della concentrazione di omocisteina. Ulteriori ricerche sono necessarie per determinare se il trattamento con supplemento di vitamina B-12 possa ritardare  la progressione della malattia [2]

Altri studi recenti hanno messo in evidenza un ruolo emergente del microbioma intestinale nei pazienti adulti affetti da sclerosi multipla, suggerendo pertanto una sua importante correlazione con la autoimmunità e la patogenesi della malattia; sono necessari ulteriori studi per metterne in luce i meccanismi. [3]
Infine in alcuni individui predisposti geneticamente alcuni fattori ambientali possono giocare un ruolo chiave nella patogenesi della malattia; alcuni studi suggeriscono come una dieta ricca in sale (>5 g/die) possa contribuire allo sviluppo della sclerosi multipla e malattie autoimmuni attraverso l’induzione delle cellule  Th17 implicate nella patogenesi e citochine pro-infiammatorie nell’uomo e nel topo; tuttavia il ruolo preciso dell’effetto pro-infiammatorio dell’aumentato intake di sodio cloruro non è stato ancora ben chiarito. [4] Al contrario altri studi basati sull’escrezione urinaria di sodio nell’arco di 5 anni suggeriscono che il suo intake non influenza il decorso o l’attività della malattia [5]

MSRR: sclerosi multipla a a ricadute e remissioni o recidivante-remittente
Bibliografia
1.    Esposito, S., et al., The role of diet in multiple sclerosis: A review. Nutr Neurosci, 2017: p. 1-14.
2.    Bagur, M.J., et al., Influence of Diet in Multiple Sclerosis: A Systematic Review. Adv Nutr, 2017. 8(3): p. 463-472.
3.    Newland, P.K., M. Heitkemper, and Y. Zhou, The Emerging Role of the Gut Microbiome in Adult Patients With Multiple Sclerosis. J Neurosci Nurs, 2016. 48(6): p. 358-364.
4.    Zostawa, J., et al., The influence of sodium on pathophysiology of multiple sclerosis. Neurol Sci, 2017. 38(3): p. 389-398.
5.    Fitzgerald, K.C., et al., Sodium intake and multiple sclerosis activity and progression in BENEFIT. Ann Neurol, 2017.

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