Dr Carlo Mancini | Biologo Nutrisionita | Master in Dietologia e Nutrizione Clinica
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L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) di Lione, massima autorità in materia di studio degli agenti cancerogeni che fa parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), ha inserito le carni rosse e lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro negli uomini. No agli allarmismi. Analizziamo bene la notizia.

L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) di Lione, massima autorità in materia di studio degli agenti cancerogeni che fa parte dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS), ha inserito le carni rosse e lavorate fra le sostanze che possono causare il cancro negli uomini.

Andiamo a vedere più nel dettaglio come interpretare questa notizia senza creare inutili allarmismi.

Attraverso la rivista Lancet Oncology sono stati pubblicati i risultati cui è giunto un gruppo di scientaziati del team IARC che ha passato in rassegna oltre 800 studi condotti in vari continenti sul legame tra cancro e consumo di carne rossa, fresca e processata.

La classificazione dello IARC è composta da 5 gruppi:  

  • Gruppo 1: Sicuramente cancerogene. Rappresenta quelle sostanze per le quali vi sono evidenze scientifiche che permettono di affermare che sono correlate all'insorgenza di cancro.
  • Gruppo 2A: Probabilmente cancerogene. Rappresenta quelle sostanze per le quali vi sono molti studi a favore della tesi che possano provocare il cancro, ma non vi sono ancora conslusioni ufficiali a riguardo
  • Gruppo 2B: Potenzialmente cancerogene. Rappresenta quelle sostanze per le quali vi sono alcuni studi a favore della tesi che possano provocare il cancro, ma si è ancora molto lontanti  dal definire conclusioni ufficiali
  • Gruppo 3: Non classificabili come cancerogene. Rappresenta quelle sostatnte per le quali non ci sono evidenze che possano correlarle all'insorgenza di cancro
  • Gruppo 4: Probabilmente non cancerogene. Sostanze per le quali vi sono sono molti studi a favore della testi che non provochino l'insorgenza di cancro.
Sulla base di sufficienti evidenze che legano al tumore del colon, sono state catalogate fra i cancerogeni certi (gruppo 1) le carni rosse lavorate, ovvero quelle salate, essiccate, fermentate, affumicate, trattate con conservanti per migliorarne il sapore o la conservazione. Inoltre un legame è stato individuato anche con il tumore allo stomaco. Il consumo di carne rossa (per esempio manzo, maiale, vitello, agnello, montone, cavallo o capra) è stato invece inserito nella lista dei probabili cancerogeni per l’uomo (gruppo 2A), in considerazione dei numerosi e rilevanti dati che dimostrano un’associazione positiva fra carni rosse e soprattutto cancro al colon, ma anche tumori di pancreas e prostata.
 
A questo punto è necessario capire quali sono i reali margini di rischio.
 
Gli studi sugli insaccati hanno indotto gli esperti a collocarli nel gruppo più a rischio perché se ne è appurata la cancerogenicità, soprattutto per via di nitrati e nitriti, i conservanti che vengono utilizzati dall'industria alimentare, ma va detto he si tratta in gran parte di studi vecchi, oggi si usano molto meno questi conservanti tossici. Quanto alla carne rossa, collocata nel gruppo 2A, è messa tra i probabili elementi cancerogeni, perché ancora non c’è una certezza sugli studi epidemiologici. Tuttavia gli studi descritti hanno preso in considerazione consumi di carne rossa nell'ordine dei 300/400 g al giorno e per la carne processata si parla di consumi superiori ai 200 g al giorno. E' molto difficile che nella nostra quotidianità arriviamo ad assumere questi quantitativi di carne.
 
In tal senso si invita a considerare la quantità, poichè è proprio questa che fa di una sostanza un veleno e non si può dire che la carne rossa fa male come il fumo. Esiste un equilibrio che va mantenuto nella nostra alimentazione, quell'equilibrio che costituisce il principio della nostra dieta mediterranea.
 
Ormai da tempo medici e nutrizionisti invitano a seguire le regole della buona e sana alimentazione, indicando sempre un consumo di carne pari a circa 3 volte alla settimana, di cui una di carne rossa; seguendo quindi una dieta varia ed equilibrata si è ben lontani all'esposizione a fattori di rischio per sviluppo di cancro a causa dell'assunzione di carne. Ricordiamo inoltre che la carne contiene macronutrienti importanti, proteine ad alto valore biologico, e micronutrienti importanti (come la vitamina B, il ferro e lo zinco). Inoltre il contenuto di grassi dipende dalla specie dell’animale, dall’età, dal sesso, da come è stato allevato e nutrito. Inoltre, anche per quanto riguarda la cottura, è bene fare delle differenze e ricordare che l’essicazione o l’affumicamento di tutti i cibi (dunque carne inclusa) possono portare alla formazione di agenti chimici a loro volta cancerogeni. Fritture, barbecue, grigliate sono generalmente più pericolosi per le sostanze che si possono sprigionare rispetto ad altri metodi di preparazione.
 
Ciò vuol dire che non bisogna farsi prendere da ansia e creare falsi allarmismi, soprattutto mediatici, ma seguire come sempre i consigli e i pareri di un esperto ed avere delle risposte più adeguate.
 

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